Archivi categoria: Dottrina

Disciplina dei c.d. “vincoli indiretti” (Anteprima)

Il c.d. “vincolo di tutela indiretta” riguarda esclusivamente i beni culturali, e non anche i beni paesaggistici, pur facendo parte entrambi del “patrimonio culturale”, ed è imposto per la conservazione e protezione dei beni culturali. In particolare, per vincolo indiretto si intende quella serie di prescrizioni limitative che vengono imposte a beni diversi da quello culturale oggetto di tutela, che si trovano in relazione spaziale con quest’ultimo. L’istituto del vincolo indiretto ha, quindi, la finalità della tutela dei caratteri e del contesto del bene soggetto al vincolo diretto, assicurandone, attraverso prescrizioni destinate alle aree o agli edifici circostanti, e non necessariamente confinanti, il mantenimento dell’integrità, della prospettiva, della luce, delle condizioni di ambiente e decoro. In ogni caso, la conoscenza del vincolo indiretto assume rilevanza, ai fini dell’integrazione della fattispecie penale di abuso d’ufficio, non già nella dimensione giuridica, bensì nella dimensione fattuale, quale presupposto di fatto indiziante l’abusività (e non la mera illegittimità) della condotta.

l’accesso è consentito ai soli iscritti

Violazione di bellezza paesaggistica già alterata (Anteprima)

Per la sussistenza del reato di cui all’art. 734 cod. pen., non è necessario che l’alterazione del luogo protetto abbia carattere primario, potendo anche l’opera abusiva seguire altre e così concorrere ad alterare la conformazione originaria del paesaggio. Infatti, il reato di cui all’art. 734, cod. pen., contempla due eventi diversi: la distruzione ovvero l’alterazione delle bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell’Autorità. Orbene, solo la distruzione della bellezza naturale porta all’eliminazione stessa del bene tutelato, con la conseguente penale irrilevanza di ogni condotta successiva; non altrettanto può dirsi per l’alterazione che, per definizione, non comporta la distruzione del bene stesso, ma una sua apprezzabile menomazione. Una bellezza già alterata può esserlo ulteriormente da altri con successive condotte, l’ultima delle quali potrebbe anche comportarne la definitiva distruzione.

l’accesso è consentito ai soli iscritti

Diniego autorizzazione paesaggistica per fotovoltaico

biblus net

 

 

 

Interessante sentenza del Consiglio di Stato sul diniego posto dalla Soprintendenza al rilascio del parere positivo su una sanatoria edilizia.Se la realizzazione di impianti fotovoltaici non pregiudica in modo grave la fruibilità del paesaggio, tutte le autorizzazioni necessarie al mantenimento devono essere rilasciate.

Così si è espresso il Consiglio di Stato (sentenza n.1201/2016) sulla realizzazione di un piccolo impianto fotovoltaico sul tetto di un’azienda vitivinicola.

Il caso in esame riguarda un’azienda vitivinicola che aveva realizzato un piccolo impianto fotovoltaico sul tetto dei fabbricati agricoli aziendali.

La Soprintendenza, rilevata l’incompatibilità paesaggistica dei pannelli posti sulla falda riversa sul cortile interno dell’azienda, negava l’autorizzazione paesaggistica nel procedimento di sanatoria edilizia.

Il Consiglio di stato con la seguente sentenza ribaltava tale decisione.

Si consiglia vivamente di leggere tale sentenza di seguito indicata Sentenza Cds 1201_2016 (1)

 


					

Il conduttore risarcisce il danno se consegna l’immobile danneggiato (Anteprima)

vendesiNell’ambito dei contratti di locazione accade spessissimo che, al momento della conclusione del rapporto contrattuale, l’immobile venga riconsegnato in condizioni deteriori. La Corte di Cassazione esaminando tale fattispecie ha puntualizzato che in tal caso, qualora l’immobile venga riconsegnato al locatore in condizioni tali da rendere necessarie modifiche e miglioramenti, il conduttore sarà obbligato al risarcimento del danno. (Cass.civ., sez. III, 18 luglio 2016, 14654)

L’accesso è consentito ai soli iscritti

Estinzione del reato di costruzione abusiva travolge l’ordine di demolizione dell’opera (Anteprima)

Corte di Cassazione

DIRITTO URBANISTICO – L’estinzione del reato di costruzione abusiva per prescrizione travolge l’ordine di demolizione dell’opera – Eccezione – Opere non autonome, ma accessorie, complementari, l’ordine di demolizione resiste alla eventuale prescrizione.In materia edilizia, l’estinzione del reato di costruzione abusiva per prescrizione travolge l’ordine di demolizione dell’opera indipendentemente da una espressa statuizione di revoca, atteso che tale ordine è una sanzione amministrativa di tipo ablatorio che trova la propria giustificazione nella accessorietà alla sentenza di condanna. (Conf. Sez. III. N. 757/11; Sez. 3, n. 756 del 02/12/2010 – dep. 14/01/2011, Sicignano). L’ordine di demolizione di opera edilizia abusiva presuppone comunque la pronuncia di una sentenza di condanna (o ad essa equiparata), non risultando sufficiente l’avvenuto accertamento della commissione dell’abuso come nel caso di sentenza che rileva l’intervenuta prescrizione del reato (Sez.3, n. 50441 del 27/10/2015 – dep. 23/12/2015, Franchi). Solo nelle ipotesi, da accertare in fatto di opere non autonome, ma accessorie, complementari, l’ordine di demolizione resiste alla eventuale prescrizione. È legittimo l’ordine di demolizione dell’intero manufatto, anche se per alcune opere meramente complementari era in precedenza intervenuta revoca dell’ordine di demolizione, conseguente a declaratoria di estinzione del reato per prescrizione. (Sez. 3, n. 38947 del 09/07/2013 – dep. 20/09/2013, Amore).

l’accesso è consentito ai soli iscritti